La “guerra delle bollicine” tra Italia e Brasile sta per giungere a una tregua definitiva, ma la vera battaglia si sposta ora sul piano della comunicazione.

Per decenni, il Brasile è stato uno dei pochi mercati al mondo in cui il nome “Prosecco” è stato utilizzato legalmente per indicare un vitigno e non una denominazione d’origine. Grazie al lavoro del Consorzio di Tutela e ai recenti sviluppi dell’accordo UE-Mercosur, è stato stabilito un phasing-out: i produttori brasiliani avranno tempo per abbandonare il nome, che tornerà a essere un’esclusiva territoriale italiana.

Ma basta una legge per cambiare la percezione del consumatore? Probabilmente no.

Qui entra in gioco la comunicazione strategica. Ecco come il Consorzio e i produttori italiani possono trasformare questo passaggio normativo in un vantaggio competitivo in Brasile:

1️⃣ Dall’uva al territorio (Educazione): Il consumatore brasiliano medio associa ancora il Prosecco a un “metodo” o a un’uva. La comunicazione deve spostare il focus sul Territorio. Non stiamo vendendo solo bollicine, stiamo vendendo le colline di Conegliano e Valdobbiadene (Patrimonio UNESCO). Il Prosecco non “si fa”, il Prosecco “nasce” in un luogo preciso.

2️⃣ Premiumizzazione e Distinzione: Con la presenza di “Prosecco” locali a prezzi competitivi, i brand italiani devono puntare sulla piramide della qualità (DOC, DOCG, Rive, Cartizze). La narrazione deve giustificare il price gap attraverso l’artigianalità, la storia e il rigido disciplinare di produzione che garantisce l’eccellenza.

3️⃣ Lifestyle e Autenticità: Il Brasile ama il “Made in Italy”. Associare il Prosecco DOC/DOCG al vero aperitivo italiano e a momenti di consumo sofisticati ma accessibili permette di creare un legame emotivo che va oltre il nome in etichetta.

4️⃣ Supporto al Rebranding Locale: Sembra controintuitivo, ma collaborare con il mercato brasiliano per valorizzare l’uva “Glera” (prodotta localmente) come qualcosa di diverso dal “Prosecco DOC” (italiano) aiuterà a fare chiarezza a scaffale, riducendo la confusione per l’acquirente finale.

La sfida per i prossimi 10 anni?
Fare in modo che, quando un brasiliano chiederà un “Prosecco”, lo faccia sapendo esattamente che sta chiedendo un pezzo d’Italia, e non solo un vino frizzante.

La tutela legale apre la porta, ma è la comunicazione di marca che conquista il tavolo.

Cosa ne pensate? Il “brand” Prosecco riuscirà a imporsi come denominazione d’origine pura in un mercato così vasto e legato alle proprie tradizioni produttive?

#Prosecco #VinoItaliano #WineBusiness #MarketingInternazionale #MadeInItaly #Brasile #UEMercosur #ExportWine #ConsorzioProsecco